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Nella piana dei nuraghi, su una cima di calcare, è seduto un groviglio di case e strade, tempo fa ventre e cervello della curatoria di Costavalle, ora solo uno scheletro deserto. Deserto, ma non abbandonato: Rebeccu da tre anni accoglie nelle sue piazze e cammini un festival cinematografico che, seppur solo per tre giorni, abita con immagini-fantasma (quelle del cinema) e spettatori reali le viuzze vuote del borgo. Operazione ardita, come impudente e provocatore è il titolo-manifesto di quest’anno: belli e indipendenti. Belli perché proveremo a far assaggiare merce rara e spinosa, utile però per affinare il raro gusto della bellezza.
Indipendenti perché gli autori e le opere che ospiteremo si e ci assomigliano un po’: sull’autonomia, difatti, hanno costruito la loro cifra artistica, sventolandola come una bandiera a cui non potrebbero mai rinunciare. Come gli autori e gli attori dell’onda cinematografica rivoluzionaria per eccellenza, la nouvelle vague francese, che verranno omaggiati con la proiezione di pellicole dei grandi maestri (Truffaut) e dei loro eredi naturali (Garrel, Robbe-Grillet), proponendo in prime time una scintillante copia in 35 mm del film-cardine del movimento, “Fino all’ultimo respiro” dell’eretico Godard che, come dice Fofi, sarà stato anche presuntuoso ed antipatico, ma ha cambiato il cinema.
Di certo autori di un cinema bello, complesso e fieramente indipendente sono Silvano Agosti, ospite per i giorni del festival, di cui vedremo due film e con cui parleremo di cinema e creatività, e Paolo Benvenuti, cineasta pisano che accompagnerà la sua ultima, preziosa fatica “Puccini e la fanciulla”.
Letture e canzoni saranno dedicate a Boris Vian, “disertore” della cultura francese scomparso cinquant’anni fa e che è una delle fonti di ispirazione dello spettacolo, tra concerto e teatro, che metterà in scena al tramonto dell’ultimo giorno del festival Alessandro Benvenuti, tra i più intelligenti e coerenti autori/attori italiani.

